TWSBI ECO Stampa

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Testo e foto di Giulio Fabricatore

 TWSBI ECOConfezione e accessori

La penna è ben protetta in un contenitore di plastica bianca, a sua volta inserita in una scatola di cartone abbastanza robusto. 

L’apertura della scatola interna rivela che la penna è accompagnata, nella gommaspugna densa e protettiva in cui è alloggiata, da un paio di accessori assolutamente utili e poco consueti: una chiavetta, in plastica rossa, per lo smontaggio dello stantuffo e una piccola (ma più che adeguata) boccetta di olio siliconico col quale umettare la gomma dello stantuffo dopo averlo estratto in occasione di un intervento di pulizia e manutenzione.
L’apertura della scatola comporta anche l’apertura, “ad ali spiegate”, della piccola ma utilissima guida per immagini. Tra le raccomandazioni degne di segnalazione va ricordata quella, in alto al centro, che invita ad usare solo la chiavetta rossa di plastica, evitando di impiegare quella in metallo in dotazione ad altre TWSBI, come la VAC 700 o la Diamond 580. Per una penna di questo livello di prezzo (sotto i 40 euro) direi che siamo di fronte a una dotazione di tutto rispetto.

Forma ed estetica 

TWSBI ECO-chiusa 

TWSBI ECO-aperta 

La TWSBI Eco è una penna a stantuffo: questo particolare condiziona e determina in larga misura il suo aspetto complessivo. Tutta la struttura, cappuccio escluso (che in questo esemplare è nero) è in un bel policarbonato dalla trasparenza cristallina. Chi, come me, ama le penne del tipo “demonstrator”
non potrà fare a meno di apprezzare il contatto visivo con l’inchiostro e il suo colore, visibile nel corpo ma anche nella stessa sezione e nelle viscere lamellate dell’alimentatore, fino allo stesso pennino.
La forma della penna è estremamente semplice. Il fusto è un cilindro a sezione costante, mentre il cappuccio (disponibile in bianco o in nero) presenta una sfaccettatura esagonale che contribuisce non poco a rendere più movimentato e attraente l’aspetto generale. La clip, estremamente lineare,
si avvantaggia di un certo movimento dato dalla fessura che ne accompagna lo sviluppo quasi per intero: nel complesso un risultato gradevole e perfettamente in linea con lo stile e il livello dell’oggetto.

cappuciospecifiche 

Nel clima spartano generale appare perfettamente adeguata la scelta di dotare la sommità del cappuccio di un bottone decorativo rosso, in semplice resina, con il tipico logo dell’azienda. Il fondello è ovviamente costituito dal terminale di manovra dello stantuffo, in resina nera, sfaccettata come il cappuccio, del quale costituisce il complemento stilistico. Al di là della valenza estetica, la sfaccettatura del fondello è intesa ad agevolarne la manovra di rotazione per l’azionamento del pistoncino.

Comodità d’uso

La TWSBI Eco sembrerebbe partire decisamente svantaggiata dal confronto con le altre penne dela casa. Sarà pur vero che la VAC 700 la sopravanza di diversi millimetri ma quel che conta è che la Eco senza cappuccio calzato ha una lunghezza più che adeguata ad una presa comoda e sicura per la maggior parte delle mani. Il peso ridotto esclude in partenza qualunque problema di posizionamento del baricentro: la penna sta molto comodamente in mano, quasi senza che se ne avverta la presenza. Il diametro del fusto, le dimensioni (lunghezza e diametro) e la forma stessa della sezione danno il loro positivo contributo ad una presa che esclude stress e stanchezza anche dopo sedute di scrittura, come quando si prendono “diligentemente” appunti durante 6-7 ore di lezione all’università! Il cappuccio è avvitato al fusto: l’apertura avviene dopo circa un giro e un quarto (circa 450°...): davvero molto pratico per chi apre e chiude la penna in maniera continuativa. La filettatura sul fusto, subito sopra la sezione, è ben realizzata e non presenta alcun gioco o incertezza nell’impegno col cappuccio; inoltre ha cuspidi che non danno alcun fastidio alla presa.
La clip è piuttosto dura ma ancora bene utilizzabile: la mancanza di un “invito” (del tipo di quello “a becco” delle Pelikan) costringe a fletterla leggermente per infilarla sulle stoffe più spesse (ad esempio nel taschino di una giacca invernale di lana). La possibilità di smontare lo stantuffo con la chiavetta in dotazione costituisce “una marcia in più” per chi voglia (e sappia) dedicarsi ad operazioni di pulizia e/o manutenzione straordinaria.

TWSBI ECO-pennino

L’intero gruppo pennino, inoltre, può essere semplicemente svitato dalla sezione per una sostituzione quasi al volo: il costo del solo pennino si aggira sui 16 euro.

 

Il gruppo pennino

La Eco ha un pennino in acciaio di estrema sobrietà stilistica: sotto un semplice decoro di piccole volute (subito sopra il piccolo foro di sfiato rotondo) trovano posto, nell’ordine: il noto logo della casa, la scritta TWSBI e la lettera indicante la larghezza del pennino, <M> in questo caso. Per la prova di scrittura ho caricato questa TWSBI con un inchiostro che amo particolarmente: Herbin “Éclat de Saphir”, dal blu deciso e squillante, una vera riscossa per un colore che si presenta troppo spesso dimesso e modesto. La carta è il solito puntinato Fabriano Ecoqua. Secondo una ormai consolidata (anche se relativamente recente) tradizione TWSBI, anche questo pennino 

TWSBI ECO-penninipur privo di peculiarità particolari, offre la garanzia di un funzionamento ineccepibile fin dal primo momento (out of the box): ben coadiuvato da un alimentatore semplice ma etremamente affidabile, l’esperienza di scrittura viene gratificata da una totale mancanza di false partenze o salti: il tratto è continuo e regolare; la corsa della penna sul foglio è accompagnata da un feedback quasi impercettibile, che diventa appena più marcato quando si tracciano lunghe linee veloci. A conferma di quanto già ampiamente risaputo, questo <M> produce un tratto che corrisponde, con ottima approssimazione, a quello di un <F> germanico: il confronto mostra una sostanziale omogeneità con il <EF> della mia Pelikan M1000! Se si vuole cambiare “personalità” basterà munirsi di uno o due pennini di ricambio: i costi modesti rendono praticabile il desiderio di poter disporre della classica triade <F>,<M>, <B>, da intercambiare al volo a seconda dei casi, delle esigenze o ...del gusto. Ovviamente il pennino presenta una quasi totale rigidezza: con un apprezzabile aumento di pressione si riesce a fargli allargare il tratto ma si capisce subito che non è nato per queste “prestazioni” fuori dall’ordinario. Ho usato questa penna per mesi, con lunghe sedute di scrittura, soprattutto di lavoro (ahimé), e posso dire di non aver avuto occasione di lamentare incertezze o problemi: il funzionamento è stato sempre ineccepibile e totalmente affidabile. Il reverse writing è praticabile senza difficoltà: il tratto si assottiglia, ma non eccessivamente, e il feed back è ben sopportabile. Sì, lo so, qualcuno trova da ridire che io lodi in maniera così aperta e incondizionata una piccola penna da qualche decina di euro. Ma è proprio questo il punto: da una penna del costo di 500 o più euro non puoi non aspettarti che sia bella, elegante, ricercata e ...che funzioni senza incertezza. Quando tutte queste doti, fronzoli a parte, le possiede anche una penna da meno di 40 euro allora non puoi non compiacerti per la scelta, congratulandoti con chi ha progettato e costruito uno “strumento” del genere, riuscendo pure a tenere così basso il prezzo! In estrema sintesi: l’esperienza d’uso con questa piccola-grande penna è stata estremamente piacevole: l’ho sempre avvertita come una compagna sicura, come un supporto di lavoro che non mi avrebbe mai mollato; mi sono solo limitato a riempire il capace serbatoio, per scrivere, scrivere e scrivere...Che altro dovrebbe fare una penna?!...

Buona scrittura. Buon divertimento

 

DISCLAIMER

Questa recensione (così come tutte altre a mia firma che compaiono sul sito Goldpen) è stata stilata in assoluta e totale indipendenza dalla ditta che gestisce il citato sito: non ho con la Goldpen alcun legame economico o commerciale; metto a disposizione le mie recensioni per libera scelta e come segno di stima per le poco comuni doti di appassionata competenza e professionalità della signora Laura. 

Le recensioni (ed atro) sono anche disponibili sul mio sito www.ilpennofilo.it.

 

 

 

 

TWSBI ECO-confronto-1

 

TWSBI ECO-confronto-2

La TWSBI Eco, (in basso) a confronto con la piccola Pelikan M205 (al centro) e la Lamy 2000 (in alto). La TWSBI chiusa risulta di circa un millimetro più lunga della Lamy ma senza cappuccio la supera di circa mezzo centimetro.

PROVA DI SCRITTURA

TWSBI ECO <M>

Inchiostro: J. Herbin Éclat de saphir Carta: Puntinato FABRIANO Ecoqua

NB: il righello che compare nella scansione del foglio ha lo scopo di consentire una valutazine dimensionalmente corretta dei risultati (spessori), falsati da una riproduzione che non sia in scala 1:1.

 

TWSBI ECO-prova-di-scrittura

 

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ur privo di peculiarità particolari, offre

la garanzia di un funzionamento ineccepibile fin dal
primo momento (out of the box): ben coadiuvato da
un alimentatore semplice ma etremamente affidabile,
l’esperienza di scrittura viene gratificata da una
totale mancanza di false partenze o salti: il tratto è
continuo e regolare; la corsa della penna sul foglio è
accompagnata da un feedback quasi impercettibile,
che diventa appena più marcato quando si tracciano
lunghe linee veloci.
A conferma di quanto già ampiamente risaputo,
questo <M> produce un tratto che corrisponde, con
ottima approssimazione, a quello di un <F> germanico:
il confronto mostra una sostanziale omogeneità
con il <EF> della mia Pelikan M1000!
Se si vuole cambiare “personalità” basterà munirsi
di uno o due pennini di ricambio: i costi modesti
rendono praticabile il desiderio di poter disporre della
classica triade <F>,<M>, <B>, da intercambiare al
volo a seconda dei casi, delle esigenze o ...del gusto.
Ovviamente il pennino presenta una quasi totale
rigidezza: con un apprezzabile aumento di pressione si riesce a fargli allargare il tratto ma si capisce
subito che non è nato per queste “prestazioni” fuori dall’ordinario.
Ho usato questa penna per mesi, con lunghe sedute di scrittura, soprattutto di lavoro (ahimé), e
posso dire di non aver avuto occasione di lamentare incertezze o problemi: il funzionamento è stato
sempre ineccepibile e totalmente affidabile.
Il reverse writing è praticabile senza difficoltà: il tratto si assottiglia, ma non eccessivamente, e il
feed back è ben sopportabile.
Sì, lo so, qualcuno trova da ridire che io lodi in maniera così aperta e incondizionata una piccola
penna da qualche decina di euro. Ma è proprio questo il punto: da una penna del costo di 500 o più
euro non puoi non aspettarti che sia bella, elegante, ricercata e ...che funzioni senza incertezza. Quando
tutte queste doti, fronzoli a parte, le possiede anche una penna da meno di 40 euro allora non puoi
non compiacerti per la scelta, congratulandoti con chi ha progettato e costruito uno “strumento” del
genere, riuscendo pure a tenere così basso il prezzo!
In estrema sintesi: l’esperienza d’uso con questa piccola-grande penna è stata estremamente piacevole:
l’ho sempre avvertita come una compagna sicura, come un supporto di lavoro che non mi avrebbe
mai mollato; mi sono solo limitato a riempire il capace serbatoio, per scrivere, scrivere e scrivere...
Che altro dovrebbe fare una penna?!...
Buona scrittura. Buon divertimento
 

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