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Pilot Falcon Stampa E-mail

Testo e foto di Giulio Fabricatore

100 ANNI DI STORIA

Le prime penne Pilot furono lanciate in Giappone nel 1918. In quel momento il paese si stava aprendo a nuove influenze occidentali e tecnologie europee. Furono firmati numerosi accordi e contratti commerciali ma la lingua giapponese, la cui scrittura risultava poco adatta alle esigenze commerciali, ha dovuto semplificare la propria struttura adottando le norme standard di calligrafia internazionale. In quel periodo furono fondate molte aziende produttrici di penne. Ryosuke NAMIKI, un ingegnere meccanico e professore al College della Marina Mercantile di Tokyo, era particolarmente affascinato dalla semplicità delle attuali penne stilografiche soprattutto per il flusso continuo del loro inchiostro. Tuttavia, allo stesso tempo, era fermamente convinto di alcune loro imperfezioni. Grazie alle sue doti in ambito di ingegneria industriale creò un prototipo di alta qualità. Dopo aver formato ed istruito un gruppo, creò, insieme ad uno dei suoi colleghi, Masao WADA, la NAMIKI MANUFACTURING COMPANY e avviò quindi la produzione di penne stilografiche. In omaggio ad una passione comune ad entrambi, ovvero il mare, utilizzarono il marchio PILOT riferendosi alla nave ammiraglia della flotta.
Nel 1938 l’azienda divenne la PILOT PEN Co Ltd e successivamente nel 1989 PILOT CORPORATION, un nome moderno che racchiude decenni di innovazione, creatività e design che hanno permesso al marchio PILOT di posizionarsi come leader mondiale nel campo della tecnologia di strumenti per scrittura. [dal sito PILOT.it]

La frequentazione di siti diversi in giro per il web conferma che la Pilot Falcon è una delle penne più note e recensite al mondo. Tornare sull’argomento sembrerebbe richiedere, perciò, un bel po’ di coraggiosa impudenza. La cosa si aggiusta, però, se si accetta l’idea che un nuovo punto di vista può sempre contenere un qualche contributo di conoscenza (pazienza del lettore permettendo...).

Forma ed estetica 

  PILOT FALCON

  PILOT FALCON 2

Come necessaria premessa occorre ricordare che la Falcon viene prodotta in due versioni che differiscono per il materiale costruttivo: una in resina e una in metallo (rame laccato). In Italia è disponibile la sola versione in metallo, nei colori nero, rosso scuro, marrone e azzurro-grigio. Qualunque sia il colore scelto, la sezione è identica, nera comunque: ciò significa che sezione e gruppo pennino si possono liberamente scambiare fra un tipo cromatico e l’altro...
Devo ammettere che, per ragioni legate alle sensazioni tattili, ho a lungo desiderato procurarmi il modello in resina: quello in metallo mi era sembrato troppo “freddo”.
A farmi decidere di “accontentarmi” della versione metallica è stata, però, una considerazione che con l’estetica non ha nulla a che fare: la versione metallica, un po’ più lunga di quella in resina, può ospitare il converter Pilot CON-70, decisamente migliore e più grande del risicato CON-50 dell’altra.
E così si è definitivamente chiusa la partita, a favore del metallo, in nero!

PILOT FALCON particolare pilot-falcon-caratteristiche tecniche

Come si vede chiaramente dalle immagini, la Falcon si attiene ad un look assolutamente minimalista: l’unica concessione estetica (si fa per dire...) è costituita da quattro (in tutto) anelli cromati: due, piuttosto sottili, che “incorniciano” la filettatura nella quale va ad avvitarsi il cappuccio, uno, altrettanto sottile, al termine della sezione, a ridosso del pennino, e uno, abbastanza più grande, al bordo del cappuccio, del tutto spoglio, aggraziato solo da una lieve svasatura. La penna è disponibile solo “in bianco” e, perciò, la clip ed i decori terminali sono sempre e solo cromati. Il fusto, un cilindro lievemente rastremato, termina con un falso fondello in metallo lucido a specchio, lo stesso materiale con la stessa finitura dell’elemento metallico in cima al cappuccio, appena ingentilito da un incavo circolare, una sorta di “bottone” decorativo. Nessuna concessione, quindi, a inutili fronzoli: tutto è tenuto entro i limiti di una assoluta essenzialità, quasi un modo per ricordare e ribadire che questo è “solo” un attrezzo per scrivere. La clip si attiene agli stessi canoni: semplice, essenziale, funzionale: la leggera curvatura a becco dell’estremità è pur’essa dettata dalla funzione. L’unica indicazione scritta è quella, con caratteri bianchi davvero minuscoli, riportata subito sopra l’anello del cappuccio, in posizione opposta rispetto alla clip: pilot japan. La laccatura, almeno in questa versione in nero, è molto accurata e l’aspetto globale è lucido ed elegante, con una consistenza superficiale che sembra poco incline a “catturare” impronte o altre tracce umane. Sulla capacità di resistenza della laccatura solo il tempo potrà dire una parola definitiva. Per il momento vale la pena di godersi in serenità questa pur modesta concessione ai piaceri dei sensi (vista e tatto...)!
A chi, a questo punto della narrazione, dovesse porsi domande sulle probabilità di innamorarsi di questa penna posso replicare con l’invito ad aspettare la prova di scrittura per lasciarsi cadere vittima dell’inevitabile incantamento della Falcon...

Comodità d'uso 

Una penna dalla superficie esterna così liscia e regolare non offre alcun ostacolo o impedimento ad un “rapporto” ottimale (= comodo e rilassato) con la mano che la impugna.

     PILOT FALCON cappuccio

 

La sezione presenta lunghezza e diamentro “giusti” per la maggior parte delle mani e delle esigenze. 

 

La lunghezza è più che adeguata ad una impugnatura comoda anche senza cappuccio calzato. Nonostante l’impiego del metallo, il peso complessivo si mantiene piuttosto ragionevole e il bilanciamento nella mano rimane, in buona sostanza, soddisfacente. L’applicazione del cappuccio determina un apprezzabile aumento del peso percepito ma lo sbilanciamento verso dietro rimane modesto: si percepisce l’arretramento del baricentro che, tuttavia, “cade” ancora nell’arco formato da indice e pollice. Va solo notato che l’aumento di peso e la superficie esterna estremamente liscia possono favorire (soprattutto con mano sudata) una certa tendenza allo scivolamento che si cerca istintivamente di contrastare con una aumento della pressione esercitata sulla sezione: per fortuna la dimensione della mano mi consente un uso comodo senza cappuccio calzato!
La clip, dalla forma così essenziale, è perfettamente funzionale: sembra un po’ rigida ma in realtà consente di infilare e sfilare in tutta sicurezza la penna dal taschino di una giacca invernale o di una leggera camicia estiva.
Il cappuccio si apre con appena un giro e un quarto: caratteristica sicuramente apprezzata da chi scrive “a tratti”, con frequenti aperture e richiusure. Le filettature (nel cappuccio e sul fusto) sono molto precise e si impegnano senza giochi o incertezze. Nel caso specifico hanno anche il vantaggio di essere praticate su metallo...

 

 PILOT FALCON cartucce 

 PILOT FALCON-converter

La Falcon può essere alimentata da cartucce, di formato proprietario Pilot (dalla larghissima imboccatura) ma, per fortuna, è dotata a corredo del converter Pilot CON-70, sicuramente uno dei migliori sul mercato: per motivi di spazio interno disponibile, questo converter può venire adottato solo sulla Falcon (in metallo), sulla Custom 74 e sulla Justus 95. I punti di forza del CON-70 possono essere così riassunti:
1. la capacità di 1,1 ml, apprezzabilmente superiore a quella offerta dalla maggior parte dei converter;
2. la costruzione estremamente solida e accurata;
3. il sistema di caricamento, con pulsante posteriore, del tipo “a vuoto” (o a depressione) simile a quello adottato, ad esempio, sulla TWSBI VAC 700: spingendo il pulsante si determina una pressione negativa al di sopra del pistoncino che, una volta arrivato all’imboccatura, permette alla depressione di “compensarsi” risucchiando l’inchiostro nel converter.
Più d’uno lamenta qualche difficoltà nell’uso del CON-70, in particolare per una apparente mancanza di funzionamento (l’inchiostro non riempie il serbatoio) o per la formazione di bolle gassose entro l’inchiostro. Il primo degli inconvenienti ha una soluzione piuttosto semplice, proposta proprio dal confronto con le penne “a vuoto”: occorre premere il pulsante posteriore rapidamente e con decisione da 4 a 6 volte per vedere ad ogni colpo l’inchiostro risalire nel serbatoio fino a riempirlo interamente. Le bolle, purtroppo, me le sono ritrovate anche io nel serbatoio; ho cercato di rimediare pulendo accuratamente la penna e assicurandomi della corretta tenuta del converter, senza peraltro ottenere alcun miglioramento. Le bolle sono, però, sparite del tutto quando, dopo la fase di pulizia, ho riempito il converter con semplice acqua: il serbatoio si è riempito del tutto e senza alcuna traccia di bolle! Quando ho caricato di nuovo l’inchiostro (il Noodler’s Blue della prova di scrittura) il serbatoio era di nuovo afflitto dalla presenza di innumerevoli bollicine, che formavano quasi una vera e propria emulsione, dalla quale risultava sostanzialmente impossibile allontanare la fase gassosa. La conclusione alla quale sono arrivato è che il fenomeno dipende essenzialmente (o esclusivamente?...) dalla maniera in cui lo specifico liquido (l’inchiostro) reagisce alle vistose “turbolenze” provocate dal rapido afflusso in un volume molto limitato. La presenza dell’emulsione non ha impedito un corretto funzionamento e la normale esecuzione della prova di scrittura: solo le bolle di maggiore dimensione possono diventare un reale ostacolo al regolare flusso verso il pennino.
Occorre comunque considerare che lo spazio occupato dalla fase gassosa (aria) sottrae volume utile alla fase liquida (l’inchiostro) riducendo, così, la capacità effettiva del converter!
Ho anche tentato di liberarlo dalle bolle lasciandolo “riposare” per un po’ in posizione verticale e dando di tanto in tanto dei colpetti. Ammetto la sconfitta: la tensione superficiale dell’inchiostro ha avuto la meglio e le piccole bolle sono rimaste (quasi?) tutte!... (“State contenti, umana gente, al quia...”)

Il gruppo pennino 

 

Proprio dal pennino questa penna trae il suo ormai famoso nome, da un pennino dalla forma decisamente inconsueta, quella di un becco di falco, appunto. In mancanza di qualunque fondata argomentazione tecnica, non saprei davvero se la speciale forma sia davvero decisiva per la prestazione particolarmente lodevole di questo pennino (in oro 14 K rodiato): qualcuno potrebbe scherzosamente (ma non troppo) commentare: “Se funziona, non voglio neanche sapere perchè!...”

pilot-falcon-penniniIl pennino condivide con l’intera penna l’aspetto minimalista, privo com’è di qualunque motivo ornamentale: sotto il piccolo foro di sfiato circolare troviamo solo (nell’ordine): l’indicazione del titolo dell’oro (14 K), la marca pilot e, fra due cosiddette “virgolette singole basse” l’indicazione della larghezza del pennino: < SM >, che sta per “Soft Medium”, ovvero un medio morbido (o quasi flessibile). Tutto qua! Alla Pilot avranno considerato che di originale questo pennino ha già la forma e proprio non gli serviva altro!...

Anche l’alimentatore si adegua all’impostazione generale, con una forma semplice fino all’essenziale: la parte non visibile, a contatto col pennino, svolge, però, egregiamente il suo compito, con un flusso di inchiostro di esemplare regolarità e tendenzialmente abbondante. Per la prova di scrittura ho caricato la Falcon con il Noodler’s Blue, un blu che a prima vista potrebbe sembrare banale ma che, soprattutto nei tratti più “pieni”, non manca di rivelare una natura vibrante, arricchita da un intrigante “shadowing” e una lontana suggestione di “blu marino”. Purtroppo sembra anche avere la colpa delle bollicine nel converter. La carta è quella ormai solita, l’affidabile puntinato Fabriano Ecoqua.

Come di consueto, la fase preliminare della prova ha consentito di verificare la regolarità del tratto: totale, assoluta mancanza di false partenze e/o salti. Il pennino scorre sulla carta con un leggerissimo feedback, un piacevole fruscìo che, nei passaggi più veloci, tende a diventare quasi un lieve sibilo: una sensazione davvero unica, che serve a dare materialità tattile ed acustica al grande piacere associato a questa esperienza di scrittura. Scrivi, scrivi e scrivi e vorresti non smettere, mai, vorresti che questa traccia, continua e regolare, che lasci sul foglio, andasse avanti all’infinito...

La Falcon è in grado di lasciare il suo segno perfetto anche nella condizione di “pressione zero”, sotto il solo suo modestissimo peso: un piacere che si aggiunge al piacere, un invito a pensare con leggerezza per tradurre con leggerezza i propri pensieri in segni di inchiostro, nel colore che più ci piace...

Ma questo pennino promette (e mantiene) ben altro: da vero <SM>, pur senza pretendere di proporsi come un vero “flex”, offre comunque l’opportunità di un’apprezzabile variazione del tratto in risposta a variazioni relativamente contenute della pressione di scrittura.

PILOT FALCON hello

Chi si appassiona a questa performance farà bene, però, a non esagerare, per non rischiare di compromettere la “salute” del pennino (innanzitutto) e per evitare di produrre il fastidioso effetto “railroading” ( = binario, ovvero due sottili tracce parallele, come i binarȋ), che consegue ad una apertura eccessiva dei rebbȋ, tale da impedire alla capillarità di garantire il necessario flusso di inchiostro. Anche chi non è particolarmente interessato a sfruttare appieno questa peculiarità non mancherà però di apprezzare una complessiva flessibilità che dà il suo significativo contributo a migliorare l’approccio “fisico” con la carta: l’impressione è quella di disporre di un pennino “con l’ammortizzatore”. Nella prova dei “tratti incrociati” i tratti verticali appaiono sostanzialmente identici a quelli orizzontali: basta solo evitare di “caricare” (anche involontariamente) di pressione quelli verticali. Rinunciando a misurazioni obiettive e precise, la larghezza del tratto (tema sempre questionabile e sempre relativo) può essere valutata e definita solo per confronto con altri pennini. Quello della Falcon appare ben in linea con gli standard giapponesi del cosiddetto “pennino medio”: del tutto simile, per esempio, a quello della Sailor Pro Gear II <M>, ma decisamente più ampio del risicato <M> della Platinum #3776, quasi più stretto dell’ <EF> Pelikan! Insomma un comportamenteo ampiamente prevedibile, pur nella quasi anarchica mancanza di aderenza a standard rigorosi: d’altra parte non stiamo parlando di pennini per il disegno tecnico. Il flusso dell’alimentatore, piuttosto generoso, contribuisce, inoltre, a fornire un tratto che tende ad allargarsi (con qualche accenno di “feathering”) sulle carte meno “compatte” e strutturate.

La scrittura rapida (come per prendere appunti al volo) viene notevolmente agevolata, evitando che abbia a perdersi anche solo una virgola...
L’esperienza globale può essere definita di grande piacevolezza: la solida affidabilità di questa penna consente un relax assoluto, a tutto vantaggio della concentrazione che deve necessariamente precedere e accompagnare la fase di “messa su carta” dei propri pensieri. Il reverse writing non è davvero gradevole: un tratto sottilissimo (poco più di un capello) e non sempre regolare, penalizzato, inoltre, da un feedback ben presente e al limite del fastidioso sono le ragioni che ne scoraggiano l’uso, in qualunque condizione.
In conclusione: la Falcon si conferma strumento per scrivere essenziale ed efficiente, senza concessioni estetiche di sorta, robusta per garantire una lunga durata. Un unico obiettivo sembra aver accomunato progettisti e costruttore: offrire un’esperienza di scrittura affidabile e gratificante a chi fa della scrittura mestiere quotidiano, per anni o decenni, chiedendo solo di avere il converter pieno di un buon inchiostro (...bollicine d’aria a parte)!

    PILOT FALCON confronto 

    PILOT FALCON confronto 2

La Pilot FALCON (in basso) a confronto con la piccola Pelikan M205 (al centro) e la Lamy Al-Star (in alto). La Pilot chiusa risulta di qualche millimetro più lunga della Lamy ma senza cappuccio resta qualche millimetro indietro alla Al-Star

 

PROVA DI SCRITTURA
PILOT FALCON < SM >
Inchiostro: NOODLER’S BLUE Carta: Puntinato FABRIANO Ecoqua
NB: il righello che compare nella scansione del foglio ha lo scopo di consentire una valutazine dimensionalmente corretta dei
risultati (spessori), falsati da una riproduzione che non sia in scala 1:1.

PILOT FALCON prova di scrittura

 

 

 

 

 

 

 

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