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Lamy Aion Stampa E-mail

Testo e foto di Giulio Fabricatore

 

Forma ed estetica

 


Lamy Aion

 

 Lamy Aion Stilografica

 

 

Lamy conferma la sua particolarissima sensibilità per soluzioni stilisticamente interessanti e spesso estremamente innovative: il pensiero, come è ovvio, va alla piccola rivoluzione che si concretizzò nel modello “2000”. A distanza di quasi sessant’anni Lamy si affida di nuovo a un grande designer, l’inglese Jasper Morrison, autentico leader nel panorama anglosassone. La regola alla quale la Lamy orgogliosamente dichiara (già nella pagina di presentazione sul suo sito) di attenersi è ancora quella: “solo la funzione determina la forma”, con un esplicito richiamo proprio alla “2000” e alla sua ascendenza “Bauhaus”. Ma veniamo alla Aion. Intanto il nome: pronunciato “eon” ricorda il termine col quale il greco indica il “secolo”: la liturgia greco-ortodossa ancora oggi ripete la formula “stous eònes ton eònon, amìn” (= nei secoli dei secoli, amen). Introdotta sul mercato nell’autunno 2017, sembra voler rivendicare una valenza stilistica capace di improntare il secolo! Il risultato finale si adatta perfettamente ai canoni enunciati dalla Lamy per la 2000: “...non si tratta di creare uno status symbol ma semplicemente un attrezzo onesto, di alta precisione, per la scrittura manuale”, una vera e propria filosofia progettuale e industriale, puntualmente confermata dalla variegata produzione della casa di Heidelberg. La Safari e le sue varianti (poche) costituiscono una conferma convincente.
Con la Aion la Lamy conferma la propria convinzione profonda in una politica aziendale che fa dell’innovazione (tecnologica e stilistica) la propria sigla identificativa; e l’innovazione, in questo caso specifico, si esprime anche attraverso le stesse tecnologie impiegate, come viene espressivamente “illustrato” dal breve ma istruttivo video Lamy di presentazione del proprio processo produttivo [https://www.lamy.com/microsites/aion/index_eng.html], un vero piccolo capolavoro di comunicazone industriale!

Come c’era da attendersi, il corpo e il cappuccio, in alluminio, non presentano alcun segno di giuntura o discontinuità: vengono, infatti, ottenuti per “imbutitura” (v. riquadro) a partire da una lamiera di alluminio.

Imbutitura: lavorazione per deformazione plastica a freddo in cui, a mezzo di opportune macchine (presse, torni), si conferi-scono a lamiere metalliche forme concave più o meno comples-se, mantenendo pressoché inalterato lo spessore (Enciclopedia treccani)

Segue, poi, una sofisticata spazzolatura, l’applicazione del colore (nero o olive-silver, per le due versioni previste) e il taglio, alla sommità del cappuccio, della finestrella entro la quale viene applicata la clip, caricata con una piccola molla. Il risultato è stilisticamente ineccepibile e di rigorosa funzionalità. La penna appare complessivamente del tutto omogenea, grazie alla particolarissima spazzolatura, con due sole eccezioni: la bocca del cappuccio (che presenta una leggera svasatura, per una lunghezza di qualche millimetro, perfettamente lucida) e la sezione (decisamente lunga, trattata con una diversa spazzolatura - forse meglio definirla “satinatura” - a fare da contrasto, discreto, con il resto della penna). La clip, in acciaio inox (simile a quella della 2000), riporta la scritta LAMY su un fianco; una piccola molla in acciaio ne rende elastico l’azionamento, a tutto vantaggio di un utilizzo sempre molto comodo e sicuro.

Lamy Aion Dettaglio Lamy-aion-particolare-2 

Una rastrematura quasi appena accennata del fusto è l’unico elemento che riscatta una forma cilindrica tendenzialmente monotona

LAMY AION - Dimensioni e pesi

Lunghezza (chiusa) 142,9 mm
Lunghezza senza cappuccio 136,7 mm
Lunghezza con cappuccio calzato 162,5 mm
Diametro del fusto 11,2 – 12,9 mm
Diametro della sezione 9,9 - 13,1 mm
Peso totale 35 g
Peso del cappuccio 23 g
Peso del corpo 12 g

 

Comodità d'uso 

Le dimensioni classificano questa penna come “medio-grande”. Il diametro del fusto e quello della sezione sono assolutamente nella media. Mette conto rilevare che la lunghezza della penna senza cappuccio è tale da consentirne l’uso comodo anche ad una mano abbastanza grande. D’altra parte, considerando i pesi in gioco (dovuti alla struttura metallica, anche se sottile), un uso senza cappuccio calzato va a tutto vantaggio di una impugnatura più confortevole ed equilibrata. Il primo contatto con la struttura in alluminio induce una sensazione alquanto fredda (devo ammettere di non amare particolarmente le penne in metallo) ma alla fine comunica una rassicurante impressione di solidità e durevolezza. La sezione rappresenta un elemento piuttosto singolare, per la sua inusuale lunghezza e per la mancanza di qualunque salto o discontinuità rispetto al fusto: si avvita, infatti, al fusto in maniera perfetta e solo la finitura superficiale ci ricorda (a stento) che si tratta di elementi strutturalmente distinti: di nuovo il ricordo della “2000” si conferma citazione d’obbligo! Degno di nota il consistente raccordo metallico filettato che consente l’applicazione affidabile della sezione al fusto. Alla qualità delle lavorazioni va il merito di un montaggio privo della minima sbavatura: un lodevole esempio di come una (accurata) produzione di grande serie può andare a vantaggio della qualità. Come molte Lamy, anche questa penna viene alimentata da una cartuccia Lamy T10 (la stessa delle Safari) o da un converter Lamy Z26/Z27 (da acquistare separatamente): il converter, come al solito, fa pagare la flessibilità di scelta dell’inchiostro con una capacità piuttosto modesta. L’attacco del converter è a semplice pressione, con una tenuta che può rivelarsi pericolosamente labile: se pulite la penna nel lavandino è consigliabile tenere ben stretto il gruppo pennino stringendo la sezione: durante i canonici risciacqui richiesti da un cambio di inchiostro mi è capitato che il converter si sfilasse lasciando il gruppo pennino vittima della inesorabile legge di gravità; la caduta sul fondo del lavello in acciaio (ahi, ahi, ahi...) è stata fortunatamente priva di conseguenze. 

L’esperienza diretta conferma le premesse: impugnare questa penna è proprio comodo, senza stress, fatica o tensioni. Devo, tuttavia, rilevare che la cosa richiede un minimo di assuefazione: la mancanza di una sezione chiaramente delimitata, della solita lunghezza di due o tre centimentri, può sulle prime disorientare un po’. Ci si può ritrovare a rigirare la penna in mano senza riuscire a decidere come o dove esattamente sistemare le dita, nonostante l’ampio spazio disponibile o, forse, proprio per questo: la causa di questa incertezza è nella mancanza di una demarcazione precisa della sezione. Con l’abitudine (abbastanza presto) si apprezza la libertà offerta da quest’aspetto strutturale: si può tenere questa penna come si vuole, magari sperimentando “angoli di scrittura” mai provati prima, ampliando, così, le possibilità di approccio ed utilizzo dello “strumento”.

La continuità fra sezione e fusto è dovuta anche alla mancanza di qualunque filettatura esterna: il cappuccio si applica, infatti, col solito, collaudatissimo (in Lamy) sistema “a scatto”: i casi di malfunzionamente possono essere ascritti quasi sempre ad una chiusura non completa/corretta (che non ha “fatto” clic!). Chi proprio non si fida e teme pericolosi spargimenti di ...inchiostro in una giacca, può sempre scegliere di sistemare la penna in un portapenne o in borsa, avendo solo cura di evitare sfregamenti o (peggio) urti che finirebbero per sciupare l’elegante finitura superficiale.

L’uso dell’alluminio imbutito come materiale costruttivo dovrebbe offrire solide garanzie di resistenza e durata. A meno di 40 € la Lamy riesce a fornire un prodotto affidabile ed estremamente elegante ...se vi piace l’assoluta essenzialità.

Lamy Aion PenninoPennino Lamy Safari

 

A confronto il pennino della Aion (più “tozzo, a sinistra) con quello (più slanciato) della Safari (a destra)

Caricatore Lamy

Anche l’alimentatore della Aion ripropone la stessa struttura, semplice, di quello della Safari

 

Il gruppo Pennino 

 

Lamy Pennino Z27

Etichettato come Lamy Z27, il pennino della Aion ricalca, in buona sostanza, il ben noto Z50, in dotazione a collaudate e fortunatissime serie come Safari, Al-Star, Nexx, Scala, Studio, ecc. (in pratica quasi tutte!). Per l’occasione il pennino, sempre in acciaio e sempre altrettanto rigido, è stato leggermente ridisegnato: un po’ più “tozzo”, continua, però, ad essere perfettamente intercambiabile con gli sperimentatissimi Z50 nelle numerose versioni, dall’EF al divertente e creativo stub da 1,9 mm; decisamente un bel vantaggio. Per la prova di scrittura ho caricato la penna con il Noodler’s Ottoman Azure, che ho usato qui per la prima volta: un bell’azzurro, di sicuro, ma meno affascinante di quanto il nome evocativo avrebbe lasciato sperare (con buona pace delle maioliche della Moschea Blu di Istanbul!...). Per il resto, buone le doti generali, che lo rendono perfettamente idoneo a supportare un test. La carta è quella dell’ormai solito puntinato Fabriano Ecoqua.
La prova di scrittura ha evidenziato una assoluta regolarità: nessun problema di false partenze o di salti; d’altronde nulla di sorprendente per chi ha consuetudine con l’implacabile efficienza minimalista delle Safari o delle sue “compagne” di scuderia. A dirla in breve, la penna scrive e scrive davvero bene. L’unica riserva riguarda una non proprio gradevole sensazione di rigidezza complessiva: complice anche la forma, quando prendi in mano questa penna hai la sensazione di impugnare un “picchetto”. Poi appoggi la penna sulla carta, cominci a scrivere e la prima impressione si attenua, stemperandosi fino alle soglie della gradevolezza. Il feedback rimane estremamente modesto, limitato quasi soltanto al fruscìo del pennino sulla carta, che a più d’uno potrà piacere, anche molto.
Il “reverse writing” produce un tratto estremamente fine ma regolare, con un feedback abbastanza contenuto: si tratta di una modalità di impiego non comodissima ma perfettamente praticabile, quando necessario. Anche l’alimentatore ricalca la efficace semplicità di quelli adottati nelle serie prima citate: flusso più che adeguato per un pennino “medio” declinato alla tedesca. E, come al solito, l’eventuale cambio di pennino rimane operazione semplice e veloce, una praticità che non manca di essere apprezzata da chi vuole cambiare tratto “al volo” senza dover cambiare penna: una freccia in più all’arco di questa penna!
A tal proposito sarà opportuno ricordare che qualunque valutazione sulle specifiche proprietà del pennino assume un valore limitato e, comunque, solo relativo: qualche breve gesto ed ecco che la penna, con un pennino diverso (a scelta in una gamma piuttosto ampia), assume una nuova personalità, alla quale occorre adeguare il giudizio. Oltre a ciò, il costo davvero modesto dei pennini rende quasi del tutto superflue considerazioni e consigli su un pennino in dotazione che dovesse risultare “disallineato”: si fa prima a cambiarlo che impegnarsi in una incerta operazione di recupero di uno difettoso o danneggiato! Il possesso e l’uso di questa penna mettono l’utente in una condizione di assoluto relax: gli elementi essenziali (fusto, converter, alimentatore) sono ampiamente collaudati e privi di sorprese. La forma ricercata costituisce un bonus supplementare per chi, con poca spesa, voglia poter contare su un funzionamento sicuro e senza problemi senza rinunciare, però, a un bel design “firmato”: in ufficio o tra amici la Aion non mancherà di imporsi all’attenzione, pur con un’aria di rassicurante understatement.

Il tutto a prezzo “d’occasione”, che non guasta...

Lamy Aion prova di scrittura

PROVA DI SRITTURA: Lamy AION -M Inchiostro: Noodler’s Ottoman azure Carta: Puntinato FABRIANO Ecoqua
NB: il righello che compare nella scansione del foglio ha lo scopo di consentire una valutazine dimensionalmente corretta dei risultati (spessori), falsati da una riproduzione che non sia in scala 1:1.

Lamy Aion vs 2000 vs Al-Star chiuse

 Lamy Aion vs 2000 vs Al-Star

Un confronto tutto in casa Lamy: la Aion (in basso), la 2000 (al centro) e la Al-Star (sopra). Se le tre penne, col cappuccio applicato, appaiono di dimensioni complessivamente confrontabili, la foto di sotto evidenzia come l’Aion sia decisamente più lunga delle altre due, premessa per una impugnatura di tutto conforto.

 

 

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