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Sailor Professional Gear II Realo Stampa E-mail

Testo e foto di Giulio Fabbricatore

 

Fu nell’ormai lontano 1911che il sig. Kyugoro Sakata, uno stimato ingegnere di Hiroshima, ebbe il
primo contatto con una stilografica, che gli venne mostrata da un marittimo inglese che visitava il
Giappone per la prima volta.
Il sig. Sakata rimase così impressionato dalla forma e dal funzionamento della penna che giunse
lì per lì alla decisione di produrre egli stesso oggetti così raffinati: quale omaggio a colui che l’aveva
introdotto nel mondo della stilografica, Sakata decise che l’azienda si sarebbe chiamata Sailor (marinaio) ed avrebbe avuto come simbolo un’àncora, mantenuto ancora oggi.
Era estremamente determinato a realizzare lo strumento di scrittura più elegante e sofisticato con
il più alto livello di specializzazione e la migliore prestazione al mondo.
Fu con propositi così ambiziosi che la Sailor Pen Company nacque ad Hiroshima, dove ha sede
tuttora. Degna di essere citata una circostanza: alcune basse colline separavano il centro di Hiroshima
dal sobborgo di Kure ove fin dall’inizio hanno avuto sede gli stabilimenti Sailor, che, protetti dalle
colline, risultarono solo lievemente danneggiati dallo scoppio della bomba atomica del 6 agosto 1945.
La Sailor può orgogliasamente contare sulla collaborazione dell’eccellente nib master Yukio Nagahara,
figlio del mitico Nobuyoshi Nagahara, al quale va ascritta la paternità artistica dei più riusciti
pennini Sailor: una storia di famiglia.
Ma veniamo alla penna.

sailor professional-gear-ii-realo 

La Sailor Professional Gear II in versione “Realo”, con caricamento a stantuffo.

 

Forma ed estetica

 Sailor 1911 - Montblanc Meisterstuck

 

La serie Professional Gear (abbreviata in “Pro Gear”) ha la caratteristica forma
di “sigaro tronco”, quasi fosse derivata dal classico modello “1911” per semplice “taglio” delle due estremità. La Pro Gear II rappresenta una (limitata) evoluzione della prima serie (sempre disponibile), rispetto alla quale presenta una lunghezza di solo qualche millimetro maggiore. In realtà, l’elemento distintivo della nuova serie è rappresentato da una clip completamente ridisegnata: nel punto di attacco si presenta con una forma ad àncora (simbolo della Casa) abbastanza ampia. che si va slargando verso il basso, fino alla punta apprezzabilmente incurvata (quella precedente era “semplice” e diritta), secondo uno schema stilistico che la fa rassomigliare alla classica clip Pelikan: la scelta di uno dei due modelli è, così, questione esclusivamente estetica. A rafforzare questa considerazione vale la pena di sottolineare che le due serie hanno gruppi di scrittura assolutamente e perfettamente intercambiabili tra loro ...e con la serie 1911. Per entrambe le serie di Pro Gear la Sailor è venuta incontro alle esigenze degli utilizzatori - che si sono sempre lamentati della modesta capacità del converter poco meno di 0,7 ml, offrendo entrambe queste penne in una versione a stantuffo (1 ml circa), indicate come “REALO” [da REliance And LOcus], riconoscibili a colpo d’occhio per la presenza della “ink window” (la finestra dell’inchiostro), perfettamente visibile anche col cappuccio avvitato, a placare le ansie di chi sente il bisogno di conoscere, momento per momento, la disponibilità di inchiostro. In mancanza di indicazioni merceologiche puntuali, occorre accontentarsi delle dichiarazioni generiche del produttore sul materiale strutturale: la solida reputazione di Sailor induce a nutrire fiducia sul fatto che si tratta di una resina di buona qualità, accuratamente lavorata. Un indice incoraggiante in tal senso è certamente rappresentato dall’assenza di qualsiasi traccia di bordi da stampaggio sulla superficie della sezione (ritrovati su numerose penne anche di livello medio-alto!). L’aspetto complessivo comunica un’idea di rassicurante solidità. Le valutazioni “estetiche” risultano sempre un terreno alquanto scivoloso: attengono a considerazioni decisamente personali, tutte legittime. La presenza della finestra dell’inchiostro avrebbe potuto essere lasciata del tutto disadorna; alla Sailor hanno invece optato per una sottolineatura leggera ma ben visibile, costituita da due sottili anelletti dorati: dalle opinioni raccolte in giro per i web scopro che non piacciono proprio a tutti. Prescindendo da qualche digressione discutibile, e senza dover dare necessariamente un voto, devo ammettere di apprezzare il rassicurante stile severamente “tradizionalista” (traducendo: “conservatore”) di questa penna, che mi richiama la lunga e solida storia dell’arte e della calligrafia giapponesi, capace di ignorare qualunque piatto ammiccamento a stilemi più “aggiornati”: non posso fare a meno di pensare (per contrasto) alla filosofia Bauhaus che circa 60 anni fa portò alla Lamy 2000, ben in linea con il dinamico clima della nuova Germania.

sailor-recensione

 

Comodità d’uso

Le Pro Gear non sono penne “grandi” e, soprattutto, non sono lunghe: chi ha mani più grandi della media potrebbe trovarsi nella necessità di usarle con il cappuccio calzato; nulla di grave: anche così la penna (piuttosto leggera) conserva un buon bilanciamento complessivo, con il baricentro che viene a trovarsi sul punto di appoggio, nell’arco fra pollice e indice. Avrei voluto fornire una tabella comparativa con le dimensioni precise dei vari modelli di Sailor Pro Gear ma la mia ricerca sul web è stata del tutto infruttuosa: purtroppo ho solo una Pro Gear II Realo e i dati che cercavo (ahi, ahi, ahi!) non sono presenti nemmeno sul sito ufficiale della casa! Guardando semplicemente le immagini delle varie penne si può evincere solo che: la Pro Gear II ha il cappuccio di qualche millimetro più alto rispetto alla Pro Gear mentre la versione Realo presenta una lunghezza apprezzabilmente maggiore soprattutto a causa del fondello, reso più lungo per agevolare la manovra del pistone al quale è collegato. La differenza complessiva dovrebbe essere di circa un centimetro, certamente comodo: nel mio caso (mani medio-grandi) riesco ad usare la penna agevolmente senza cappuccio calzato. Il diametro di questa penna è assolutamente nella media e, quindi, piuttosto “neutro” ai fini del confort. La sezione, leggermente rastremata verso il pennino, consente un’impugnatura abbastanza comoda, che non viene disturbata dalla filettatura (sufficientemente smussa) per la chiusura del cappuccio. Da sottolineare che le filettature (quella sulla penna e quella all’interno del cappuccio) sono eseguite in maniera ineccepibile: del tutto assenti gioco e incertezze nella fase di avvitamento. Chiusura e apertura richiedono poco più di due giri completi: la Platinum #3776 Century richiede poco più di un giro e mezzo mentre alla prestigiosa Delta Mezzanotte basta poco più di un giro. Chi usa la penna “a tratti”, con periodi di sosta frequenti, e non vuole correre il rischio di una falsa partenza per pennino “asciutto” sarà costretto ad un avvita-svita che alla lunga potrebbe risultare anche un po’ noioso. La clip si presenta piuttosto rigida ma ancora ben utilizzabile, anche grazie alla forma della punta: la sua curvatura verso l’alto (stile Pelikan) agevola non poco l’inserimento della penna in una tasca. In sintesi: un attrezzo di scrittura dalla marcata personalità estetica, capace di nascondere bene il suo valore effettivo, a favorire un’utilizzazione improntata ad un complessivo “understatement”, certamente comodo negli ambienti più disparati.

Il “gruppo pennino”

 

sailor-gruppo-penninoIl sito ufficiale della Sailor propone le due possibili ver-sioni (bicolori) del pennino in oro 21 K: bicolour gold (a sin) oppure bicolour rhodium (a dx).

Sono davvero molti a sostenere che il vero valore di questa penna (a fronte del non piccolo costo) è tutto nel gruppo pennino e nelle sue eccezionali prestazioni. Come si può vedere dalle immagini, si tratta di una realizzazione di altissimo livello, frutto di una cura minuziosa, quasi maniacale, che non lascia alcun dettaglio al caso, senza tuttavia cadere nella vacua leziosità: tutto è concepito e realizzato al servizio dello scopo unico, che è quello di consentire un’esperienza di scrittura davvero unica. Per quanto attiene al materiale, il “prezioso” oro 21 carati, ritengo che si tratti di una per nulla necessaria esibizione: finita l’epoca in cui si poteva temere che inchiostri “maligni” (come i ferrogallici, ferocemente acidi ancora oggi) divorassero pennini di metallo poco resistente, sarebbe certamente bastato ricorrere ad un 14 K o, al massimo, a un 18 K. Non posso fare a meno di ripensare a una mia vecchia Pelikan (di quando, più di mezzo secolo fa, ero studente) dotato del non comune pennino HEF in oro 12 K (!...), ancora perfettamente integro e funzionale! Oltretutto coloro che si avvicinassero a questo pennino pensando/sperando in una “morbidezza” super sono destinati ad una secca delusione: certamente non è “un chiodo” ma è un pennino piuttosto rigido, come peraltro indica chiaramente la sigla incisa sul fianco, H-M, ovvero Hard Medium (medio rigido)! L’aspetto dell’intero gruppo pennino incute rispetto ed ammirazione e sembra promettere le gioie di una prestazione di livello, come la prova di scrittura puntualmente confermerà.

pennino-pro-gear-II-realo-21-k

Il pennino della mia Pro Gear II Realo è un bellissimo 21 K bicolore silver su oro (“biclour gold”), nella gradazione H-M (incisa ben visibile sul fianco)

 

Prova di scrittura

Si potrebbe descrivere con pocchissime parole: una prestazione assolutamente eccezionale. Ma merita riferire anche i dettagli. Ho caricato la penna con un inchiostro che amo particolarmente: il Diamine Bilberry, dal profondo e intenso colore di mirtillo (sì, lo so che a molti non piacciono gli inchiostri con intonazioni violacee...), dotato di ottima fluidità, bisognoso solo di una carta adeguata sulla quale lasciare le sue tracce eleganti. Per la prova di scrittura ho usato un quaderno puntinato Fabriano Ecoqua, perfetto per consistenza e qualità complessiva (misericordia per la mia deprecabile grafia...). Fin da subito (out of the box) la Sailor ha esibito un comportamento esemplare, scrivendo subito in maniera ineccepibile: neanche un cenno a false partenze o salti, il tratto è scorrevole e di grande fluidità, grazie anche ad un alimentatore tendenzialmente “generoso” (almeno con questo inchiostro). Davvero strepitosa la prestazione “a pressione zero”: basta appoggiare la penna sul foglio e limitarsi a “trascinarla” lasciando che gravi sulla punta col solo suo modestissimo peso (circa 22 g) per vedere un linea dipanarsi da questo bellissimo pennino, continua e senza incertezze. Una vera delizia per chi, come me, ama la scrittura con mano leggera o leggerissima: questa penna scrive quasi “da sola” (ma , purtroppo, ha ancora bisogno di una mano che la guidi!...). Si possono prevedere sedute di scrittura anche lunghe senza stress, fatica o crampi: quasi una benedizione per i seguaci del metodo Alexander! Tralasciando la H iniziale, il pennino dichiara un tratto M che, anche grazie ad un flusso “adeguato”, appare appena un po’ più ampio di quanto prescritto dalla tradizione nipponica e dalle sue esigenze calligrafiche: il suo spessore riulta abbastanza vicino a un buon F Pelikan. Il confronto con altre 5 penne dovrebbe chiarire in maniera evidente differenze e similitudini: il tratto M Sailor appare piuttosto in linea con quello delle altre penne, con l’unica eccezione della Platinum #3776 Century che esibisce un pennino M decisamente più sottile. Il confronto con la Pelikan F sembra confermare la solita “equazione”: M giapponese = F europeo, come si diceva prima. Modestissimo e appena percettibile il feedback, giusto per ricordarci che la penna corre su un foglio: con una carta appena patinata (come la Rhodia) tende a sparire del tutto. Anche la prova di “reverse writing” ha fornito un risultato complessivamente soddisfacente: tratto estremamente sottile e regolare, con apprezzabile feedback; destinato ad un uso occasionale, risulta comunque praticabile. Forse avrei preferito un pennino un po’ più sottile ma l’estrema scorrevolezza di questo H-M mi ha definitivamente conquistato: offre un’esperienza di scrittura di grandissima godibilità. Le sue doti estetiche sono un apprezzatissimo bonus (anche l’occhio vuole la sua parte...): direi che da una penna non si può desiderare di più. Le considerazioni conclusive non possono che essere estremamente positive: è pur vero che ha un costo ma la qualità complessiva colloca questa penna in una categoria merceologica decisamente elevata, che non è fatta solo di prezzi: la qualità ha un costo.

Una precisazione: il righello che compare nella scansione dei fogli ha lo scopo di consentire una valutazione dimensionalmente corretta dei risultati (spessori), che verrebbero falsati da fattori di riproduzione diversi da 1:1.

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Del tutto soddisfacente la prova del “reverse writing”: il feedback c’è ma non impedisce un uso, magari non continuativo...

 

 

 

 

 

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A confronto con altre 5 penne: il tratto Sailor Pro Gear appare complessivamente nella media “orientale”

sailor-pro-gear-II-realo-confronto-lunghezza

La lunghezza della Sailor Pro Gear II Realo (davanti) a confronto con quella della Pelikan M805 Stresemann (al centro) e della Lamy Al Star (al fondo): la Sailor, con i suoi 13,5 cm circa, non appare davvero tanto più corta.

 

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