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Recensione Pelikan Pura Stampa E-mail

Pelikan Pura

Per un appassionato di penne stilografiche è un marchio che non ha bisogno di presentazioni. Nel mondo della penna stilografica, Pelikan è l’equivalente di Bic, difficile trovare qualcuno che non ne abbia usata una, soprattutto tra chi ha scritto a penna (stilografica) nei più o meno lontani tempi della scuola.

Proprio per il fatto di avere usato una Pelikan verdognola ai tempi della scuola, scelta obbligata imposta dalla maestra di allora, ho sempre avuto una relazione complicata con questo marchio e per anni me ne sono tenuto alla larga. Salvo poi tornarci con l’acquisto di una penna a stantuffo e poco dopo di questa Pura, una penna che mi ha sorpreso in positivo anche se è stata una esperienza durata solo qualche mese. Purtroppo è finita, come si dice, “MIA” (Missed In Action), cioè è scomparsa dal mio ufficio prima che riuscissi a recensirla. Ora, grazie alla complicità di Laura che me ne ha prestato un esemplare, riesco finalmente a farlo.

Questa penna occupa una strana posizione nella gamma. Gli studenti conoscono Pelikan per le penne scolastiche e gli appassionati per la serie “M” di penne a stantuffo. La Pelikan Pura non è né uno né l’altro, il prezzo di listino è leggermente inferiore a quello di una M200 e la penna ha il caricamento a cartuccia, senza converter in dotazione. E’ disponibile in due varianti di colore, grigia e blu. La mia Pura originale era grigia mentre quella che mi è stata prestata da Laura è blu. In pratica si colloca in una “zona grigia”, troppo in alto per finire sotto il radar degli studenti e troppo in basso (per via del sistema di caricamento e del pennino in acciaio) per interessare gli appassionati. Il che è un peccato, perché è una penna che di frecce al suo arco ne ha molte, al punto da essere riuscita a convincere chi, come me, aveva una specie di idiosincrasia per il marchio. Ma andiamo con ordine.


Estetica e design 9
Premesso che l’estetica è un fatto personale, a convincermi per l’acquisto era stata proprio l’estetica della penna. La Pura è realizzata interamente in metallo, con un gioco di finitura liscia cromata e satinata nella versione monocolore grigia o liscia cromata e satinata blu nella versione blu. Viene venduta in un astuccio metallico dedicato, caratteristico perché ha la chiusura a zip, racchiuso in una controscatola di cartoncino. All’interno la penna è protetta da un alloggiamento in gommapiuma. La confezione è sufficientemente pregiata da consentirne l’uso come regalo, anche se il design particolare dell’astuccio potrebbe far storcere il naso agli amanti del classico. Una volta aperta la confezione ed estratta la penna ci si trova tra le mani un oggetto di design. In Pelikan sono riusciti a fare una penna in metallo che non apparisse banale nonostante le linee pulite. Merito del gioco di superfici cromate, lisce e satinate e, nella versione blu, dell’alternarsi dei colori. Era stato appunto il design a farmela notate nella vetrina del negozio in cui ho comprato la mia. Sulle prime avevo pensato che fosse una Lamy, e forse è stata una fortuna, perché se avessi saputo che era una Pelikan non avrei chiesto di vederla da vicino. Poi, una volta presa in mano e provata, ho capito che era il momento di comprare una Pelikan.

E’ una penna di dimensioni medio-abbondanti che colpisce per il suo peso, in Pelikan non hanno fatto economia di materiali, l’unica parte in plastica visibile è l’anello di aggancio del cappuccio immediatamente sopra il pennino, tutto il resto è vero metallo. Il cappuccio presenta il famosissimo logo della casa sulla punta e una clip larga e piatta e incastrata in una scanalatura quindi pochissimo sporgente ma perfettamente in grado di fare il suo lavoro. Il motivo della clip ricalca quello del fusto della penna. Il cappuccio stupisce anche per la realizzazione, tutto il peso è concentrato nella punta, il cappuccio vero e proprio pur essendo in metallo è molto sottile e si incastra perfettamente sull’impugnatura. Sul bordo del cappuccio è presente la scritta “PELIKAN GERMANY”.

La penna monta un normale pennino in acciaio, anche se “normale” forse è un termine riduttivo, vista la mia esperienza. Il pennino è di dimensioni medie, ma si integra perfettamente con l’impugnatura, al punto che non si sente il desiderio di un pennino più “importante”. Reca inciso il simbolo della casa ed è dotato di un foro di sfiato circolare. La mia prima Pura montava un pennino B, che avevo preso su consiglio del venditore e con la curiosità di provare un pennino largo, questa Pura monta un più classico pennino M. L’impugnatura è in metallo cromato, perfettamente liscia e questo può creare qualche problema alle persone a cui sudano facilmente le mani durante la scrittura. E’ l’unico motivo per cui non ho dato il massimo dei voti. L’estetica cromata dell’impugnatura è richiamata dalla parte finale del cilindro, anch’essa cromata e con una scanalatura che dovrebbe servire per calzare il cappuccio, operazione che sconsiglio.

La Pura è una bella penna, non c’è dubbio, e non stona anche nelle occasioni ufficiali. Rappresenta un giusto equilibrio tra classico e moderno. Sembra voler essere la risposta Pelikan a modelli come la Lamy Studio. A chi ama le penne più classiche suggerisco la variante in grigio, meno appariscente, anche se, ora che ce l’ho in mano, non disdegno affatto la versione in blu.


Realizzazione e qualità 9
Niente da dire. Alta tecnologia germanica. Le parti in metallo sono realizzate in maniera precisa e con tantissima attenzione per il dettaglio. La chiusura del tappo è a pressione ed è sufficientemente solida da consentire la tenuta nonostante il peso non indifferente del resto della penna. Si presume sia in grado di sopportare anni di utilizzo quotidiano.

Gli accoppiamenti sono esenti da critiche, le varie parti combaciano alla perfezione, le filettature del fusto e della sezione sono metalliche e l’insieme trasmette una piacevolissima sensazione di solidità. Si ha l’impressione di avere tra le mani un oggetto di sostanza, fatto per durare nel tempo. Il che, per una penna che costa poco più di cinquanta Euro, non è da poco e soprattutto contrasta con l’immagine delle Pelikan a stantuffo che invece sono spesso criticate per l’aspetto troppo “plasticoso”.


Peso e dimensioni 9
Chi ama le penne pesanti farà bene a tenersene alla larga. Le dimensioni sono nella media: 13,8 cm,così come il diametro dell’impugnatura, ma il peso con la cartuccia lunga carica è di ben 37 grammi, il doppio di una M600 e qualche grammo in più rispetto ad una Montegrappa Nerouno. Tutto questo nonostante l’utilizzo di alluminio. In ogni caso i progettisti della Pelikan hanno fatto un buon lavoro e al peso non proprio da piuma si accompagna un bilanciamento ideale, la penna cade perfettamente nel palmo della mano, a patto di non volerla usare con il cappuccio calzato. Non perché non lo si possa fare, la parte finale del cilindro è disegnata per calzare il cappuccio a pennello, ma perché il peso del cappuccio è concentrato sulla punta e la penna diventa scomoda perché eccessivamente sbilanciata verso il fondo, togliendo gran parte del piacere della scrittura. Cappuccio e impugnatura sono gli unici due aspetti nei quali l’ergonomia ha ceduto il passo al design, il primo perché scomodo da calzare (per chi ama scrivere così, io preferisco non farlo anche sulle penne che lo consentono) e la seconda perché perfettamente liscia, quindi tendente a diventare scivolosa nelle lunghe sessioni di scrittura se le dita cominciano a sudare.


Pennino e prestazioni 10
Quando ho comprato la mia Pura, dopo il prelavaggio di rito la avevo caricata con le cartucce di Diamine Blue-Black (vecchia formulazione), appena acquistate pure quelle. La penna si era messa a scrivere senza problemi e così ha fatto per tutto il periodo in cui ne sono stato il proprietario. Dopo la scomparsa della penna dal mio ufficio, ho tentato di usare quelle cartucce su altre penne, ma niente da fare, all’inizio tutto bene, ma era sufficiente lasciare la penna inutilizzata per qualche giorno, un paio di settimane al massimo, per trovarsela intasata. A quel punto era necessario un abbondante lavaggio per togliere i depositi e rimettere la penna in condizione di scrivere. Avrò provato una decina di penne con quelle cartucce, ma la Pura è stata la prima e l’unica che non mi ha dato problemi, nessun intasamento e nessuna falsa partenza, anche dopo giorni di inutilizzo. Senza dubbio uno degli alimentatori migliori che abbia mai trovato, capace di garantire un flusso medio-alto, come nella tradizione della casa, costante e senza incertezze anche dopo ore di utilizzo. Il pennino è un “normale” pennino in acciaio rigido. Le virgolette sono intenzionali, perché nella sua categoria è tra i migliori. Perfettamente scorrevole e con un bel tratto “inchiostroso”, senza salti di tratto o false partenze, caratteristiche che rendono la scrittura estremamente piacevole, anche sulla carta lucida Rhodia o Clairefontaine, che spesso tende a mettere in crisi i pennini troppo scorrevoli. La larghezza del tratto medio è quella europea, quindi relativamente larga. Il flusso è abbondante ma non da annaffiatoio, il che rende la penna utilizzabile in un grande numero di occasioni e permette di esaltare le sfumature degli inchiostri.

Ricordo che avevo comprato la Pura scegliendo il pennino broad su consiglio del negoziante e non me ne sono pentito. Anzi, la Pura è una penna che consiglio di acquistare con un pennino dal medio in su. Non perché il pennino fine o extra-fine non siano validi, ma perché è una penna molto pesante e con una impugnatura liscia. E’ uno strumento di scrittura fantastico, ma ama essere accompagnata sulla carta, facendola scivolare sotto il suo stesso peso, e non volerla maneggiare con la precisione di un bisturi. Così facendo tutte le sue caratteristiche (peso, tratto, rigidità del pennino, scorrevolezza, …) assumono un significato, compreso il caro vecchio Pelikan 4001 Royal Blue con cui sto utilizzando questo esemplare e che, grazie al flusso più abbondante, diventa un bel blu scuro. Ci si può scrivere per ore senza problemi, ma è sufficiente impugnare la penna stringendola con forza, pretendendo di volerla controllare con precisione scrivendo con calligrafia minuta, perché le dita incomincino a sudare e l’impugnatura diventi rapidamente un incubo. Non a caso era la penna che usavo per prendere appunti in velocità durante le teleconferenze, spesso senza voler pretendere di controllare la grafia.


Caricamento e manutenzione 6
C’è poco da dire, è una penna a cartuccia ed essendo una Pelikan, utilizza cartucce internazionali (corte o lunghe), dette appunto “Cartucce Pelikan”. Viene venduta con una cartuccia lunga di 4001 Blu Royal, inserita capovolta. Tutto qui. Chiaramente la si può utilizzare con un converter Pelikan o compatibile e il motivo per cui ho dato un punteggio più basso del solito per una penna a cartuccia è che in Pelikan avrebbero potuto fare uno sforzo aggiuntivo e dare il converter in dotazione. Dubito che un converter avrebbe fatto salire il prezzo di più di 3-4 Euro, ma l’immagine della penna ne avrebbe certamente giovato. Ce n’è abbastanza per far storcere il naso ai puristi, e non escludo che questa sia una delle ragioni per cui questa penna passa inosservata, nonostante abbia una delle migliori combinazioni pennino-alimentatore che mi sia capitato di provare. Come tutte le penne a cartuccia si prende la rivincita sul fronte della manutenzione, non ci sono meccanismi che si possono bloccare, devono essere lubrificati o possono dare problemi, la manutenzione è limitata alla classica passata sotto il rubinetto al cambio di inchiostro o periodicamente per togliere eventuali residui di sporcizia.


Qualità/Prezzo 9
Dare un voto a questa penna è difficile, perché per farlo si deve prima collocarla. Non è una penna scolastica, se lo fosse il prezzo sarebbe esagerato. D’altro canto la realizzazione interamente in metallo la collocherebbe tra le penne di fascia media con pennino in acciaio, che però hanno prezzi intorno ai 100 Euro e quasi sempre un converter in dotazione, mentre la Pelikan si trova nei negozi a poco più di 50. In cambio di questa cifra ci si porta a casa una penna che scrive meglio di tante altre più blasonate e che si presta benissimo a fare da cavallo da battaglia per l’uso quotidiano, a patto di saper convivere con l’impugnatura liscia in metallo cromato. Direi che il voto è meritato, secondo me è una penna che costa relativamente poco per quel che offre, per avere una Faber Castell o una Staedtler Premium con caratteristiche e materiali equivalenti bisogna rassegnarsi a spendere almeno qualche decina di Euro in più. Si tratta di una valutazione soggettiva, nel mio caso pesano tantissimo i materiali, le finiture e la qualità di scrittura, mentre ha poca importanza il sistema di caricamento. Altri possono avere opinioni diverse.


Conclusioni 9
Made in Germany è da sempre sinonimo di qualità e precisione. Questa Pelikan è un ottimo prodotto di scuola germanica, venduto ad un prezzo che considero molto vantaggioso. Avesse l’impugnatura in metallo satinato anziché cromato, sarebbe perfetta. Un gioiellino che secondo me rischia di passare inosservato nel listino sterminato della casa tedesca, stretta com’è tra la vastissima gamma di stilografiche Pelikan scolastiche e quella di penne pregiate con il caricamento a stantuffo. Il che un po’ mi spiace, perché si tratta di una ottima penna con pennino in acciaio rigido che non fa rimpiangere prodotti più costosi di altre marche. E’ un modello difficile da classificare, minimalista in puro stile Lamy e staccato dal resto della produzione della casa. Scrive benissimo ed ha tutti i presupposti per essere una ottima penna da uso quotidiano sia scolastico che professionale.

Vedendola in negozio, vale la pena di provarla e prenderla in considerazione anche se, per le sue caratteristiche, mi sento di consigliarla più a chi ha abbastanza coraggio da fidarsi della penna e lasciarla scorrere sulla carta sotto il suo stesso peso, senza voler pretendere di controllarne i movimenti con estrema precisione. E’ una penna “nata libera” e soffre a tenerla in gabbia con una presa troppo stretta. Per questo motivo la consiglio a chi ama i tratti dal medio in su. Ringrazio ancora Laura che mi ha dato la possibilità di recensire una penna che rimpiango. Che faccio? La ricompro?

 

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