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Montegrappa NeroUno Stampa E-mail

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Non credo di dover usare molte parole per introdurre il marchio Montegrappa. L’azienda di Bassano del Grappa è tra i pretendenti il titolo di “più antico produttore italiano di penne stilografiche”, anche se in realtà l’attività ebbe inizio come produttore di pennini e le penne complete arrivarono in un secondo tempo. In ogni caso l’azienda ebbe modo di farsi conoscere fin da subito per la qualità dei suoi prodotti. Grazie anche alla vicinanza al fronte della Grande Guerra, che la rese nota ai militari francesi ed americani. Dopo una serie di vicissitudini a livello di assetto proprietario, l’azienda sembra oggi navigare in acque relativamente tranquille e si è ritagliata un proprio spazio come produttore non solo di penne, ma anche di accessori. Essendo nato a pochi chilometri di distanza dalla cittadina di Bassano, ho sempre avuto per questo marchio un affetto particolare, ai tempi in cui andavo a scuola, le penne (economiche) della casa erano molto diffuse nelle cartolerie della zona. Sono possessore soddisfatto di una Montegrappa Parola, un po’ meno di una Fortuna (che adesso funziona bene ma ha avuto bisogno di un cambio di pennino) e non molto soddisfatto di una New Espressione, che tecnicamente scrive benissimo m a è troppo pesante e un po’ sbilanciata per i miei gusti. Tutte queste penne sono caratterizzate dal prezzo (relativamente) economico e dal pennino in acciaio. Con la NeroUno volevo fare il salto e per certi versi coronare un sogno che accarezzo fin da ragazzo, ovvero avere una penna Montegrappa con il pennino in oro, come quelle che vedevo nelle vetrine delle cartolerie della mia zona quando andavo a scuola, ma che erano per me allora irraggiungibili. Ringrazio la signora Laura di Goldpen che mi ha dato questa opportunità, mettendomi a disposizione una Montegrappa NeroUno con pennino F.

 

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Estetica e design 10
La penna viene venduta in una scatola di cartone, all’interno della quale si trova un bellissimo cofanetto, che la valorizza ulteriormente. Questo la rende un oggetto ideale anche per un regalo, tant’è che all’interno del cofanetto è presente un fiocco di stoffa, per chi volesse incartare la scatola in maniera personalizzata. Il contenuto del cofanetto è rappresentato (ovviamente) dalla penna, mantenuta nel suo vano sagomato da un anello di stoffa, un libricino con le informazioni sull’azienda e la garanzia e un sacchettino di plastica con due cartucce. Il converter, del tipo con aggancio a vite e con un piccolo peso all’interno per facilitare lo scorrimento dell’inchiostro, viene fornito di serie montato direttamente nella penna.

La NeroUno è disponibile in una ampia gamma di versioni, che si differenziano per le finiture della resina (liscia o rigata) e delle parti metalliche (palladio o rodiate). Ho chiesto a Laura di mandarmi la versione classica, ovvero quella in resina liscia con le finiture palladio. La trovo una bellissima penna, di dimensioni generose in quanto a lunghezza (supera i 14 cm) mentre la larghezza è nella media. L’impugnatura è sottile, cosa a me gradita, avendo imparato ad usare le stilografiche negli anni ’70 ed ’80, quando appunto andavano di moda le penne sottili. Il pennino, che potrei definire parzialmente carenato, è più piccolo di quel che ci si potrebbe aspettare da una penna di queste dimensioni, ma è perfettamente integrato nel design, forse se fosse stato più grande, il risultato sarebbe stato inferiore. Il cappuccio è a vite, con la filettatura in metallo dal lato della penna. Quella interna del cappuccio è in plastica e quindi non si rischia di rovinare l’impugnatura infilando il cappuccio di fretta. Per svitare il cappuccio servono ben due giri, sicuramente non è una penna che si apre facilmente in maniera accidentale nel taschino. Sempre sul cappuccio è riportata la scritta “Montegrappa”. La clip presenta la classica rotellina “anni 30”, che facilita l’inserimento della penna nel taschino. La caratteristica principale di questa penna è il disegno ottagonale, sia del cilindro che del cappuccio. L’impugnatura invece ha una comoda sezione rotonda, leggermente conica. E’ la forma che prediligo, perché evita che la penna possa rotolare accidentalmente dal tavolo, evento che nel corso di una riunione può capitare più facilmente di quel che si pensa. Infine, sulla parte terminale del fusto è inserita una medaglia che indica il 1912, anno di fondazione della casa. La NeroUno è la dimostrazione di come a livello di design, gli italiani abbiano poco da imparare e molto da insegnare. Dimensioni a parte, non è una penna dal design minimalista, ma non è nemmeno carica di orpelli. Quasi tutte le sue caratteristiche sono improntate alla funzionalità, che però è stata coniugata con un design bello a vedersi. E’ una penna che, in questa combinazione di resina liscia e finiture palladio, mi piace tantissimo, per cui posso assegnare il massimo dei voti.


Realizzazione e qualità 10
E’ una penna realizzata con estrema cura, che ne giustifica il prezzo non proprio economico, considerato che si tratta di una penna a cartuccia, quantunque con il pennino in oro 18K. Le parti sono realizzate con cura e gli accoppiamenti sono perfetti. L’interno del cappuccio è rivestito in plastica per evitare di rovinare l’impugnatura infilando frettolosamente il cappuccio o il cilindro per chi ha l’abitudine di scrivere con il cappuccio calzato. Il meccanismo della clip non è frenato da una molla, ma l’insieme sembra essere sufficientemente robusto da scongiurare una deformazione permanente. Il giudizio è ancora più positivo considerando che non è una penna facile da realizzare: cappuccio, fusto e impugnatura sono composti da numerosi pezzi in plastica e metallo (molti di più rispetto alla media), che devono combaciare tra loro con tolleranze minime. Mi riferisco in particolare ai punti in cui la sezione da ottagonale diventa rotonda e viceversa o alla giunzione tra il fusto in plastica e la parte terminale in metallo, entrambe a sezione ottagonale e perfettamente allineate. La resina è di ottima qualita e il rivestimento delle parti metalliche è realizzato con cura, anche se non sono in grado di dare un giudizio sulla durata nel tempo o sulla resistenza della resina ai graffi. Non è una penna realizzata al risparmio e lo si vede.

 

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Peso e dimensioni 9
La prima cosa che salta all’occhio in questa penna è la lunghezza, oltre 14 cm, almeno mezzo centimetro superiore alla media. Attenzione perché potrebbe non entrare in tutti i portapenne. Per contro la sezione è relativamente sottile, ho misurato 1,3 mm nel punto di massima larghezza del fusto e 1,5 per il tappo, e questo fa si che sia grande senza apparire imponente. A dispetto delle dimensioni, la realizzazione in plastica contribuisce a tenere basso il peso, in “condizioni di marcia”, ovvero con due cartucce inserite, ho misurato un peso totale di 33 grammi, che scendono a 22 togliendo il cappuccio. Personalmente, questo è il peso che preferisco, abbastanza pesante da conferire una buona sensazione di “presenza”, ma non troppo pesante da risultare affaticante nelle sezioni di scrittura prolungate. Personalmente la trovo molto ben bilanciata nell’uso senza cappuccio. Non ho provato ad usarla con il cappuccio calzato per timore di rovinarla, visto che mi è stata messa a disposizione per la recensione. Temo, almeno dal mio punto di vista, che calzando il cappuccio la penna si sbilanci eccessivamente, ma devo ammettere che io scrivo senza calzare il cappuccio con tutte le mie penne.


Pennino e prestazioni 8
La penna monta un pennino in oro 750 di tratto fine. Montegrappa non è ancora riuscita a standardizzare il tratto tra i pennini dei vari modelli, per cui raccomando una prova prima dell’acquisto; per dirne una, la larghezza di tratto di questo fine è superiore a quella del pennino in acciaio medio della Parola. C’è da sottolineare che la casa offre la sostituzione in garanzia del pennino subito dopo l’acquisto se il cliente dovesse scoprire che il tratto non è quello di suo gusto.

Dopo il prelavaggio di rito con acqua, ho caricato la penna con due cartucce di Pelikan 4001 Royal Blue. Non ho voluto fare esperimenti con altri inchiostri, ne ho scelto uno che so non dare problemi, se una penna non scrive bene con il Pelikan 4001 Royal Blue, nel 99,9999% dei casi il problema è nella penna, ed ero appunto curioso di valutare le prestazioni del pennino confrontandole con quelle della mia Faber Castell Ambition con pennino F, caricata con cartucce dello stesso inchiostro. Le somiglianze mi hanno sorpreso, i due pennini sono confrontabili come larghezza di tratto, flusso e scorrevolezza, pur essendo il primo in oro 750 e il secondo in acciaio. Il che non è necessariamente una critica, sono molto soddisfatto del comportamento della mia Ambition, al punto che è sempre presente nella mia rotazione ed è in assoluto la penna che uso di più. L’unica differenza è nella risposta, il pennino Faber Castell è più rigido, anche se quello Montegrappa non può certo essere definito flessibile. Come il Faber Castell, è privo del foro di sfiato. Va da se che, essendo confrontabile come tratto con un fine Faber Castell in acciaio, il tratto è più largo della media, come larghezza siamo al livello di un fine Lamy o di un medio di scuola giapponese. Il flusso, abbondante senza essere eccessivo, permette di valorizzare gli inchiostri che tendono a sfumare. Nessun problema di ripartenze, anche dopo alcuni minuti di sosta senza cappuccio. Tutto bene, dunque? In teoria si, in pratica, quando il pennino incontra la carta, come direbbero a scuola: “il ragazzo potrebbe fare di più”. Non è una penna che scrive male, intendiamoci, ma da un pennino in oro, noblesse oblige, mi aspettavo un pochino più di scorrevolezza, anche se forse mi rendo conto che stavo pretendendo troppo, è comunque un pennino che scivola sulla carta senza alcuna incertezza. Inoltre non mi aspettavo tutti i salti di tratto che ho sperimentato, scrivendo su carta Rhodia (lucida). Su questi due aspetti però sono disponibile a concedere il beneficio del dubbio, o meglio del rodaggio. Per esperienza so che le penne Montegrappa possono essere ostiche nella fase iniziale, ma poi con il passare delle pagine, si assestano e diventano quegli splendidi strumenti di scrittura che ci si attende di acquistare dal marchio. E’ quindi assai probabile che anche questa NeroUno migliori cammin scrivendo, nel qual caso il voto sale da 8 ad un 9, più che meritato.


Caricamento e manutenzione 8
No rocket science. Cartuccia o converter e via andare. Questo, oggi, chiede il mercato, la praticità della cartuccia vince a mani basse sul fascino discreto del caricamento a pistone. E’ un peccato, perché la parte terminale del fusto, con la medaglia e la finitura metallica, si presterebbe perfettamente a celare il meccanismo di un pistone. Sarebbe molto bello se, come fa ad esempio Delta con la Dolce Vita, questa penna fosse offerta nelle due varianti, lasciando la scelta agli appassionati. Nel frattempo bisogna sottolineare che quel che c’è (il converter) è realizzato splendidamente. I converter Montegrappa sono quanto di più vicino ci possa essere ad un caricamento a pistone. Sono filettati, e quindi vanno a formare un corpo unico con la penna, hanno un piccolo peso all’interno che serve ad evitare che le cariche elettrostatiche facciano aderire l’inchiostro alle pareti, e sono realizzati con la stessa cura della penna. Il voto è quindi più che meritato.

 

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Qualità/Prezzo 8,5
Considerato il mio attaccamento al marchio, mi è difficile dare un voto. Quando si compra una Montegrappa, insieme allo strumento di scrittura, ci si porta a casa un pezzo della storia della penna in Italia. E’ inutile nasconderlo. Quanto valga, è un fatto soggettivo. Cercando di essere razionali e osservando il prezzo di penne simili offerte da marchi concorrenti, direi che il voto è meritato. Portarsi a casa una NeroUno significa spendere una cifra

 

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