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Markiaro Gaiola T Stampa E-mail

Markiaro Gaiola T

 

Premetto che si è trattato di un acquisto emozionale, nel senso che tendo a provare almeno a prendere in mano una penna prima di comprarla, e, se non lo posso fare, a fidarmi di chi l’ha usata prima di me. In questo caso a convincermi nell’acquisto, oltre che l’estetica, sono stati il prezzo ragionevolmente contenuto e la reputazione del marchio. Sono infatti possessore soddisfatto di una Delta Scrigno, e Markiaro, nome che viene da “Mare Chiaro,” è la linea di pelletteria e di penne “economiche” del marchio Delta. Sono alla seconda Gaiola. La prima, acquistata online da un negozio di Napoli, è rimasta in mio possesso per qualche settimana, poi un signore inglese che era seduto accanto a me in attesa del volo per Francoforte mi ha visto mentre la usavo per annotare alcuni appunti all’aeroporto di Norimberga (si, a “casa” di marchi come Faber Castell), si è innamorato del design e della qualità di scrittura (non usava una stilografica dai tempi della scuola) e si è offerto di acquistarla seduta stante. Da sostenitore dei prodotto italiano gliela ho ceduta volentieri e, tornato in Italia, ho comprato la seconda, quella che sto usando ora, da Goldpen, che nel frattempo è diventato uno dei miei due fornitori online di fiducia.

 

 

Estetica e design 10

Ho acquistato questa penna insieme alla biro, meccanismo a rotazione e refill G" (tipo Parker) che ho sostituito con un Viscoglide Schneider 755B. E' contenuta in una bella scatola di finta pelle, come da foto, insieme con il manuale di istruzioni (unico per tutti i prodotti) e due cartucce (una blu ed una nera). Niente converter, di cui non sentivo la necessità, avendola presa con l’intenzione di usarla a cartucce. Si tratta della versione “T” in resina nera.

L’estetica è stata la ragione principale che mi ha convinto all’acquisto. Penne come questa sono la dimostrazione di come il buon gusto e l’eccellenza nel design, anche degli oggetti di vita quotidiana, con particolare attenzione al dettaglio, siano caratteristiche di noi italiani. E’ una penna in resina nera, come ce ne sono tante, a fare la differenza sono i particolari, in particolare la bandiera italiana, riprodotta con tre anelli sul cappuccio (il tricolore, da cui la “T” per distinguerla dalla Gaiola normale). Il cappuccio è a vite, ed è la parte meglio riuscita della penna, con i tre anelli che riproducono la bandiera italiana, la scritta "Markiaro Italy" ed una stella marina (simbolo del marchio) sulla punta. Rispetto alle penne Delta manca il numero di serie. Sfilato il cappuccio, il resto della penna è abbastanza anonimo, è una normale penna in resina nera. Tuttavia anonimo non vuol dire banale, perché proprio la cura del dettaglio caratteristica del marchio (l’anello cromato sul cilindro, il pennino di dimensioni generose con il simbolo della stella marina) fanno si che questa penna emerga dal gruppo delle penne in resina nera, senza apparire sbarazzina. In parole semplici, uno splendido esempio di buon gusto.

 

 

Realizzazione e qualità 10 e lode

Difficile chiedere di più in questa fascia di prezzo. Come già detto, Markiaro è la linea economica del marchio Delta. Sarebbe quindi logico attendersi una realizzazione economica, per contenere il prezzo. E invece no, nel senso che le economie sono state fatte, ma, come direbbero i latini: “cum grano salis”, ovvero stando molto attenti a non mettere in discussione il risultato globale. Ad esempio il cilindro manca dell’inserto in metallo nella zona del filetto, presente sulle Delta più costose, ma questo non ne compromette la funzionalità. Immagino che, come le altre Delta, sia realizzata a mano da una barra in resina piena, e questa non è certo la premessa ideale per fare una penna economica. Si è cercato di semplificare più che di risparmiare tout court. Oppure la clip non ha la rotellina per facilitare l’inserimento nel taschino, ma è comunque ben realizzata. Il pennino è in acciaio ed è realizzato con cura, così come la sezione di alimentazione. Spendo due parole anche a proposito della biro, con il meccanismo a rotazione e altrettanto ben fatta. In altre parole si vede lo sforzo del costruttore nell’offrire un prodotto di qualità elevata ad un prezzo più che ragionevole, cercando di limare qualcosa sui costi laddove possibile, ma senza compromettere il risultato globale. In quest’ottica anche l’assenza del converter non è da disprezzare, considerato che un buon converter universale si trova con meno di 10 Euro. Come ho scritto nell’introduzione, sono alla seconda Gaiola. Il fatto che entrambe si siano comportate allo stesso modo è una ulteriore prova degli elevati standard qualitativi della casa.

 

 

Peso e dimensioni 9

E’ una penna realizzata quasi interamente in plastica, quindi è molto leggera. Nella foto è stata messa tra una Faber Castell Ambition e una Worther Compact Metal. Rispetto alla prima è un po’ più corta e più larga. Considerato che la Ambition è una penna sottile, la Gaiola è una penna adatta a chi ama le impugnature un po’ larghe. Il peso leggero e il buon bilanciamento permettono lunghe sessioni di scrittura senza affaticamento, almeno per me, che non amo le penne pesanti. Io non amo scrivere con il cappuccio calzato sul cilindro, ho il sospetto che calzandolo la penna diventi un po’ sbilanciata, ma si tratta di preferenze personali e quindi non ho fatto molte prove in proposito. Il pennino è di dimensioni molto generose, appartiene alla categoria di quelli belli anche a vedersi, e l’impugnatura, cilindrica e leggermente conica, è estremamente comoda.

 

 

Pennino e prestazioni 10 e lode

Difficile non dare il massimo dei voti. Pur partendo da quello che ragionevolmente ci si può aspettare in questa fascia di prezzo, ovvero un pennino in acciaio e un alimentatore in plastica, molto probabilmente di realizzazione Bock, Delta ha fatto le cose come si deve. Dopo un veloce lavaggio con acqua fredda, ho caricato una delle due cartucce in dotazione, e la penna ha incominciato a scrivere senza esitazioni. La mia penna monta un pennino M. Inizialmente mi era parso un medio standard, con un flusso anch’esso nella media. Esaurita la cartuccia in dotazione sono passato alle cartucce Pelikan Royal Blue, e ho notato che sia la larghezza del tratto che il flusso sono aumentati, al punto che, a situazione stabilizzata, posso dire che la larghezza del tratto sia confrontabile con un M Faber Castell o Lamy acciaio lucido (quello brunito è leggermente più sottile). Il flusso è, come direbbe qualcuno “ottimo ed abbondante”, senza essere eccessivo. Si tratta di una lodevole eccezione in un mondo in cui i costruttori tendono a realizzare alimentatori sempre più “sparagnini”, che sono un incubo da usare con gli inchiostri non proprio fluidi. E’ un pennino al quale è impossibile trovare un difetto, è rigido, d’accordo (è un pennino in acciaio), ma è estremamente scorrevole, lascia una buona ombreggiatura e garantisce un ottimo feedback. Inoltre, caratteristica non da poco, è perfettamente bilanciato sull’alimentatore. Sempre più spesso mi capitano tra le mani penne con alimentatori sottodimensionati, scrivono bene e con il giusto flusso per una pagina, ma se si va avanti a scrivere senza interruzioni, il flusso si riduce gradualmente, come se l’alimentatore faticasse a fare il suo lavoro. Questo non è il caso con la Gaiola, mi è capitato di scrivere per oltre due ore praticamente senza interruzioni, riempiendo una decina di pagine, senza che il flusso ne avesse a risentire, fin tanto che non si è esaurita la cartuccia. Le ripartenze sono sempre fulminee, anche dopo qualche giorno di inutilizzo. Anche mettendomi di buzzo buono, fatico a trovare un difetto a questo pennino. Se poi guardo al costo della penna, inchino di rispetto a Delta per non avere risparmiato sulle prestazioni. Con una cartuccia internazionale standard e il mio stile di scrittura sono riuscito a scrivere per una dozzina di pagine A4, che è la mia autonomia standard per una penna con il pennino medio e un buon flusso.

 

 

Caricamento e manutenzione 6

E’ una penna fatta per essere usata con il converter o le cartucce internazionali (tipo Pelikan, per capirci). Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma in questa fascia di prezzo è la norma. Non è nemmeno da biasimare troppo l’assenza del converter, meglio che non ci sia piuttosto che trovarsene uno di fattura economica e scarsa durata. Dal punto di vista della manutenzione, niente da dichiarare. Proprio perché è una penna fatta per essere usata a cartucce, la manutenzione è ridotta al minimo, limitandosi a qualche sciacquata sotto il rubinetto di tanto in tanto. Considerata la fascia di prezzo, ce ne sarebbe abbastanza per dare il massimo dei voti, o quasi.

Il motivo per cui non vado oltre la sufficienza su questo punto è che da una penna di queste dimensioni mi sarei aspettato la possibilità di alloggiare due cartucce standard, in modo tale da averne una di riserva ed evitare di cercare il pacchetto per “fare rifornimento”. Inoltre le caratteristiche del pennino si presterebbero alla grande ad uno dei miei inchiostri preferiti, il Blue-Black di Waterman, del quale possiedo una grossa scorta di cartucce lunghe, che su questa penna sono inutilizzabili. Invece no, nel cilindro si può caricare solo una sola cartuccia internazionale per volta. Le cartucce lunghe (o la seconda cartuccia corta) non entrano perché manca lo spazio nel fondo del cilindro. Suppongo che questa sia una caratteristica legata alla costruzione del cilindro per tornitura di una barra piena anziché per stampaggio ad iniezione. Per lo stesso motivo, avevo anche qualche dubbio sul fatto di poterci far entrare un converter standard. Personalmente non ci ho provato, ma ho letto di altri che lo hanno fatto, per cui presumo che non sia un problema.

Dopo avere “piazzato” il primo esemplare, sono stato indeciso per un po’ se ricomprarmi questa penna oppure prenderne un’altra. Alla fine l’ho ripresa, convinto da prestazioni, qualità ed estetica. Ciononostante considero questa una mancanza abbastanza grave e tale da non farmi andare oltre una sufficienza risicata. Una penna di dimensioni standard pensata per l’uso a cartucce internazionali secondo me deve poter ospitare due cartucce corte o una lunga.

 

 

Qualità/Prezzo 10

A questo prezzo è veramente difficile pretendere di più. E’ una penna molto ben realizzata e scrive splendidamente. Dal mio punto di vista, Delta non ha realizzato un prodotto economico, ma ha reso un prodotto di fascia più alta accessibile a tutti, guardandosi bene dal fare economia sulle cose che contano per il risultato globale. E’ una di quelle penne che fanno la differenza e che possono contribuire a far apprezzare il piacere della scrittura con la stilografica, contribuendo a trasformare un curioso in un appassionato. Tutto questo ad un prezzo che nel caso mio è stato (in entrambi i casi) di una settantina di Euro, quindi più che competitivo.

 

 

Conclusioni 8

Me la sono ricomprata, e questo, più di tante altre cose parla da sé. Aggiungo, a Natale ne ho pure regalata qualcuna (sia stilografica che biro), sapendo di andare sul sicuro, e con l’orgoglio di regalare un prodotto italiano. Se non fosse stato per la limitazione alle cartucce corte, avrei dato il massimo dei voti. Con una spesa contenuta ci si porta a casa un autentico strumento di scrittura, coronato da un design accattivante , e in questo noi italiani siamo maestri, che la rende adatta all’uso in tutte le occasioni. Purtroppo, dal mio punto di vista, l’impossibilità di usare cartucce lunghe (nella fattispecie le Waterman Blue-Black) è una pecca che abbassa il giudizio globale. Se per voi non lo è, allora il voto diventa un 10 pieno. Difficile avere di più spendendo così poco.

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Luca Stramare

 

 

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